Dalla Sicilia a Sampierdarena

Pubblichiamo l’articolo di Benito Poggio uscito sul “Gazzettino Sampierdarenese” di Dicembre.

Nicolò Scialfa, che aveva abbandonato un buon posto in banca per dedicarsi con passione all’insegnamento, oggi è “Preside” (la nuova dicitura, ohibò!, suona “Dirigente Scolastico”… ma senza poteri effettivi) d’una delle scuole più prestigiose e antiche della Superba (vi studiò anche Eugenio Montale), l’Istituto “Vittorio Emanuele”.
Aveva già ricoperto, negli anni precedenti, il medesimo incarico prima all’Istituto Alberghiero “Bergese” e poi al Liceo Classico “Colombo”.
È, inoltre, Presidente dell’Associazione Presidi per la Provincia di Genova ed è impegnato anche in politica: a Genova come Consigliere Comunale e vicepresidente dello stesso Consiglio; per il partito “Italia dei Valori” come responsabile nazionale per la Scuola. Nipote, come lui stesso ha voluto pubblicamente ricordare, di un poverissimo minatore di Enna (città che aveva un tempo il più basso reddito pro capite), fu portato dal padre emigrante a Genova all’età di 4 anni e qui, con impegno e volontà, ebbe inizio il riscatto del nipote del minatore ennese proprio grazie a quella scuola verso la quale è oggi aspramente critico.
Lungo il suo curriculum di studente – Quanti anni or sono? – la scuola funzionava davvero: e Scialfa, con riconoscenza e rimpianto, ha ricordato, facendone nome e cognome, il suo “maestro” delle elementari, i suoi “professori” delle medie e del liceo che tanto gli hanno dato e che tanto l’hanno aiutato a crescere e maturare. Il 23 novembre scorso, a Palazzo Ducale, nella Sala del Maggior Consiglio, piena come un uovo per la presenza di politici (locali e nazionali), di presidi (e di ex-presidi), di professori in attività (o in pensione), di studenti (e di ex-studenti), ha avuto luogo la presentazione ufficiale e solenne del libro scritto dal professor Nicolò Scialfa dal titolo “La scuola negata. La radiografia di un disastro e le ragioni di una speranza”, con la prefazione di Antonio Di Pietro (De Ferrari Editore). C’è da dire, però, che proprio San Pier d’Arena s’è rivelata il vero e autentico trampolino di lancio per Nicolò Scialfa, trovatosi, lui nipote di minatore, al centro di tanto interesse proprio nel Palazzo Ducale.
Scialfa, non c’è che dire, ha solide radici sampierdarenesi: è stato, infatti, un uomo di notevole importanza, una figura di spicco nella cultura della nostra delegazione e promotore, al Liceo Scientifico “Fermi”, di attività culturali parascolastiche in ben congegnati cicli di conferenze (alle quali anche chi scrive, docente allora al Liceo Classico “Mazzini”, fu invitato a dare il proprio contributo). Ecco perché, insisto, Scialfa può vantare connotati marcatamente “sampierdarenesi”!  Del Liceo “Fermi” è stato dinamico e apprezzato docente di Storia e Filosofia nonché Vicepreside, al fianco dello “storico” Preside Bruno Cicchetti, saggista di vaglia. E da lì, proprio dal “Fermi di San Pier d’Arena”, il Professor Scialfa, ha compiuto il grande salto – “per meriti culturali”, sia ben chiaro, risultando primo in graduatoria nell’ultimo Concorso a Preside – ai vertici della scuola e della politica genovese.
L’analisi delle problematiche affrontate nel libro sulla scuola, scritto da un addetto ai lavori, ha suscitato approvazioni e consensi che hanno anche scatenato applausi a scena aperta. La difesa d’ufficio della Scuola (e non poteva essere diversamente) l’ha in qualche misura portata avanti il “Provveditore agli Studi” che ha dato lettura, riportate su fogli, di alcune notazioni, peraltro in gran parte condivisibili, riguardanti il libro in oggetto. Tutti gli altri “presentatori” hanno, come si suol dire, parlato liberamente a braccio e con una qualche foga verbale, dimostrando non solo d’aver letto, meditato e condiviso, ma anche d’essere pienamente consci e al corrente della scialfiana “radiografia di un vero disastro” con la concessione – che a me è parsa se non opinabile, certo solo parziale – alle “ragioni di una (utopistica?) speranza”.
Tutti i relatori, in coro, hanno “osannato” il saggio per le verità di critica al “sistema scuola” e non hanno mancato di cogliere l’aspetto altamente culturale del libro, dal quale, attraverso autori e opere citate, traspare la profonda, seria e appassionata formazione intellettuale dell’autore. Proprio grazie alla sua “cultura sudata” conquistata (anche grazie al tanto erroneamente deprecato “studio a memoria”) attraverso letture selezionate di veri e autentici “maestri”, ha saputo trattare, al meglio e con la scorrevolezza e la fluidità di un romanzo, un tema tanto delicato e tanto scottante e che pone in chiara evidenza i grossi problemi che angustiano la scuola italiana, riguardanti, senza esclusione alcuna, tutte le categorie interessate: “i politici”, in primis, tanto di destra quanto di sinistra, che non hanno mai creduto nella scuola e, facendo e disfacendo di continuo una pletora di inutili pseudoriforme, non hanno mai dato il giusto peso alla scuola, da loro considerata solo e soltanto serbatoio di voti da utilizzare al momento opportuno; “il personale scolastico”, di tutti i gradi e livelli, che è stato deprivato della sua funzione primaria e che s’è lasciato abbassare al minimo livello, quello odierno, senza alcuna reazione ma, per quieto vivere, accettando sempre lo status quo; “i sindacati”, specie quelli del settore della pubblica istruzione, che hanno (volutamente e per secondi fini?) fatto saltare o travisato tutte le normative per… l’assunzione, in ruolo o non, dei docenti, “intruppandoli” così, a migliaia, nel precariato; “le famiglie”, pronte a fare sempre e comunque (pure “a torto”), l’interesse dei propri figli, anche prendendo posizione contro la scuola e contro gli insegnanti; e massime “gli studenti” che hanno accettato questa triste e trista parvenza di istruzione e di educazione, pur consapevoli che soprattutto a loro veniva “negato” tutto: da una valida preparazione all’altezza dei tempi e da una conseguente valida formazione all’inserimento nel mondo del lavoro e alla fruizione di una adeguata pensione nel futuro. In quale direzione si possono cogliere, allora, le esili ragioni di una speranza?
Chiudendo l’incontro sul suo libro, l’autore l’ha definito “romantico”, sostenendo che l’opposto non è “classico”, bensì “imbecille”! E l’ha definito “romantico” perché speranzoso, in quanto nel libro – che è e vuol essere “un atto d’amore nei confronti della scuola” – l’autore auspica “il reale rinascimento della scuola”: e c’è da credergli. Quale la via da perseguire? Lo stesso Scialfa ha voluto tracciarla e ha suggerito ai Politici e ai Sindacalisti di mettere da parte e di rinunciare ai “loro interessi pelosi sulla Scuola”; agli Insegnanti di riappropriarsi del loro ruolo di autentici “Maestri” per educare, formare e istruire i loro “Studenti”, i quali, a loro volta, devono capire che a scuola “sarebbe cosa buona studiare un po’…” (certamente un po’ di più di quanto si impegnano e studiano oggi); alle Famiglie di affiancare Presidi e Insegnanti nella loro faticosa, se non faticosissima opera quotidiana, che – è risaputo – è scarsamente gratificante come riconoscimento economico. Se tutte queste forze opereranno insieme, allora saranno in grado di favorire il tanto auspicato “rinascimento della scuola italiana”, oggi – ahinoi, tra le peggiori in Europa per basso livello di preparazione! – “annegata” nei suoi mali atavici e “negata” a tutti indistintamente perché oppressa dal disinteresse di chi vi opera e di chi ne fruisce, dall’eccesso di inutile burocrazia, da vuoti formalismi dettati (e voluti) da false riforme, dal pervasivo lassismo a tutti i livelli e soprattutto, come ha rilevato Borzani “dal suo isolamento rispetto al contesto sociale”.

Benito Poggio

(Visualizza l’articolo in formato .PDF)

Festività

Cari amici,

purtroppo a causa della nevicata di venerdì non siamo riusciti ad incontrarci in via Ippolito d’Aste 7. Mi spiace molto. Ritengo poco agevole per tutti fissare un nuovo appuntamento prenatalizio. Avrete sicuramente impegni pressanti e più importanti di un incontro col sottoscritto. Per questo voglio esprimervi i miei più sentiti auguri. Indipendentemente dal credo religioso di ciascuno (o non credo religioso) il periodo festivo sarà un momento di unione con i vostri cari. Il mio pensiero va a quanti sono, o si sentono, soli in questi momenti, a tutti coloro che soffrono a causa di malattie o di disagio esistenziale. “Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria; e ciò sa ‘l tuo dottore.” Auguro a tutti serenità e, perché no, autentica felicità. So che non è naturale essere felici… proviamo con la cultura. La felicità è esclusivamente culturale e nasce dalla consapevolezza della miserrima
condizione umana. Come diceva Pascal “L’infelicità degli uomini viene da una sola cosa, non sapersene stare in pace in una camera.” Cari amici viviamo tempi difficili e miserabili. Nulla di nuovo sotto il sole. Eppure credo che si debba fornire, soprattutto ai giovani, un minimo di speranza. Senza speranza la vita non ha senso. Ognuno di noi cerca un senso. Personalmente sono stato fortunato: il senso alla mia esistenza l’ho dato grazie al mio lavoro, agli affetti, all’amicizia. Tutto si è giocato tra due poli: paura (molta), speranza (poca). Vorrei che diminuisse per tutti la paura e aumentasse la speranza. Comunque un forte abbraccio a tutti e… bevete moderatamente dal momento che “Troppo vino o troppo poco: se non gliene date, non può trovare la verità; se gliene date troppo, neppure.”
Nicolò Scialfa

Trasmissione Life. Puntata del 29-10-2009

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Trasmissione Life del 29-10-2009 in onda su Telenord.
Conduce Silvia Bonelli, partecipano Nicolò Scialfa e Nicola Pizio.
Tema della puntata: “Religione islamica a scuola”

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Mercoledì 16 dicembre h 17 Biblioteca Berio, Sala dei Chierici

Ringrazio ancora una volta tutti coloro che il 23 novembre sono venuti a Palazzo Ducale. L’incontro di mercoledì 16 dicembre è di natura diversa: sarà un dibattito serrato tra voi e me sulla situazione della scuola italiana e spero vivamente nei vostri contributi. Il moderatore sarà Franco Manzitti. Grazie. Nicolò Scialfa

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Il libro di Scialfa – Filosofia e pratica di un “innamorato” della Scuola – MLB

Il libro di Scialfa

Filosofia e pratica di un «innamorato» della scuola

Un libro sulla scuola, per com`è stata di recente, fa venir voglia di non leggerlo, ma «La Scuola negata» (De Ferrari) di Nicolò Scialfa è avvincente e didattico come un gran romanzo. Da consigliare per Natale per farci orientare tra due poli: «La radiografia di un disastro e le ragioni di una speranza» che è il sottotitolo. Ci rimangono in mente le parole finali, del filosofo Ernst Bloch, contro «i corrieri del nulla», cui l`uomo deve reagire con fiducia per far succedere alla sofferenza del Venerdì Santo la Pasqua di Resurrezione. Il libro ha due piani. Uno filosofico, la filosofia «inutile ma di divina inutilità, in un periodo in cui vengono incoronati i saltimbanchi del pensiero e del linguaggio». Uno pratico, con la sapienza di chi nella scuola ha lavorato da insegnante e da preside. Una sapienza che suggerisce come il riorganizzare l`Università che nel 1970 aveva 3mila ordinari, oggi 63 mila per la moltiplicazione dei Corsi di laurea del nuovo sistema del 3+2. Per ogni tema – dalla ricerca, al reclutamento, all`amministrazione – l`autore indica lo stato attuale e la terapia. Definisce la nostra scuola secondaria «una scuola di massa da schifo» ed in proposito ci illumina una sua conversazione con un docente. «Vede Preside, Lei crede nel merito, nella scuola meritocratica, ma da comunista io credo nelle opportunità per tutti». Scialfa: «Senza merito non si va da nessuna parte: Karl Marx, Vladimir Lenin, Michail Bakunin e tutti i capi del pensiero marxista socialista o anarchico, hanno studiato tanto e bene». Intanto pensa: «Forse io, figlio di immigrati dal Sud, di una famiglia di minatori della siciliana Enna, sono oggi un borghese reazionario». Pistarino gli offrì di laurearsi con lui. Disse no per non seguire un «barone universitario», accettando il consiglio dei «compagni» d`allora, i duri e puri che poi mendicarono un posto a destra e sinistra diventando ordinari. Per mantenersi agli studi incominciò lavorando in un mercato ortofrutticolo, si laureò, vinse cinque concorsi e passando da un posto in banca si dedicò all`insegnamento. Lo urtano i 550mila docenti immessi in ruolo – senza concorso – (1974/82) e che il ministro Fioroni ne abbia sistemati 130 mila. Scintillante il modo in cui esprime i concetti: «Non c`è famiglia che accetti rimproveri o valutazioni critiche da parte dei professori» , «Nel contemporaneo vige il furto dei significati con il divorzio di cose e parole, di cui una è Progetto», «Ben venga il grembiulino contro la sfilata di moda dei bambini vittime di madri stiliste mancate», ecc. Da manuale due pagine centrali, biografie in poche righe di coloro che hanno costruito il moderno insegnare: da Comemius, uomo del Cinquecento, a Ernst Bloch passando attraverso Spinoza, Weber, Croce, Gentile e l`altro Bloch, lo storico Marc, cui è dedicata l`Università di Strasburgo. Un richiamo anche a don Milani che ricorda ampiamente nel libro, eleggendo, quasi suo successore nel campo educativo, don Gallo, ben noto ai genovesi. Si perdoni un ricordo personale: quando Massimo Zamorani era caporedattore di queste pagine, gli chiesi di recarmi per un articolo alla Comunità San Bendetto al Porto: non me lo permise, con un «Quello la fa su come vuole. Non mi basta la condivisione, mi starebbe bene se ricuperasse i drogati come fa Muccioli».
Qui bisogna capirsi: Nicolò Scialfa, laureato in storia e filosofia, preside al Vittorio Emanuele II-Ruffini che offre corsi serali anche ai detenuti in carcere, vicepresidente del Consiglio Comunale di Genova, ha abbracciato la politica ed è responsabile nazionale per la Scuola e l`Università dell`IdV. Non a caso la prefazione è di Antonio Di Pietro (cui qualche giornalista ha consigliato il ritorno a scuola per come parla), ma «il volpino» questa volta si tiene in disparte e conclude prendendo in prestito da Scialfa ciò che serve alla scuola d`oggi, «grande cultura, passione, amore verso i giovani», pregando «chi non si riconosce in ciò di accomodarsi altrove, politici inclusi». Considerata l`appartenenza politica, non mancano nel libro, come un sale che insaporisce, convinzioni che spaziano dal «Fascismo male assoluto», allo slogan sui morti dell`ultima guerra «migliori se combatterono per la libertà», al ministro Brunetta «lupo dalla mala coscienza», a Berlusconi che non andò al funerale di don Baget Bozzo, mentre don Gallo sì. (Il Premier non venne per evitare tensioni e scintille che Genova è sempre pronta a far divampare). Ciò che affascina del libro, è il comune sentire (al di là delle ideologie) di Scialfa e delle persone responsabili sul tema scuola, è la fede nella scuola anche come fucina di convivenza in un`Europa con alle spalle lunga intolleranza. Affascinano in particolare le pagine sull`uomo moderno e, a fine libro, un elenco di 52 film storici, recensiti in due righe. Scialfa accompagnava le scolaresche al cinema ma di pomeriggio (non in orario di lezione). L`ultimo di questi film che insegnano è «Katyn».  MLB

(Articolo pubblicato su “Il Giornale” ed Genova, in data 10-12-2009, pag. 48)

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Appuntamento su Telenord

Domani sera, Venerdì 11 Dicembre, sarò ospite della trasmissione “De Ferrari” su Telenord in onda alle ore 23.30. In studio Giovanna Rosi, Paolo Lingua, Franco Manzitti, Sergio Catozzo

Incontro del 16 dicembre alla Berio

Credo che l’incontro del 16 dicembre alla Berio sia importante per poter discutere – anche animatamente, perché no – sulla situazione attuale. A tal proposito vorrei chiarire alcune questioni:

- ho iniziato a far politica attiva nel 2007 esclusivamente per passione e per amore. Amore per la scuola. Non sono un tuttologo. Dopo quarant’anni di studio conosco un poco la storia del Seicento e alcune questioni di metafisica (sì metafisica!, la grande passione della mia vita: Parmenide essenzialmente, poi Platone, Aristostele, Plotino, sino a Spinoza, Kant, Hegel, Nietzsche, Heidegger, Bloch). Il mio tormento è quello di Jaspers e cioè intuire se possa esistere una fioca luce in fondo al tunnel buio nel quale viviamo. Tutta la mia esistenza è stata giocata tra Paura (tanta) e Speranza (poca). Con la Politica alta tento di eliminare un poco di paura dall’esistenza degli esseri umani. Vorrei che i miei studenti avessero meno paura grazie a ciò che gli ho insegnato. Per trent’anni il mio impegno politico è stato senz’altro più alto rispetto a quello attuale: in silenzio ho educato giovani, parlato con tossicodipendenti, alcolisti, prostitute, ex carcerati… insomma gli ultimi. Mi è venuto naturale perché provengo dalla povertà e quindi non vivo alcuna difficoltà nell’incontro con tutti coloro che soffrono. Vorrei soltanto che soffrissero meglio, ad un livello più alto. Vorrei eliminare la sofferenza attraverso l’aristocrazia culturale. Ribadisco: il sapere democratico non può non essere aristocratico, nel senso di disinteressato, amante, platonico, spinoziano. So che non è semplice… ma bisogna provarci. La politica che tento di attuare oggi è meno alta, più tecnica. Sono entrato nell’arena perché penso (forse presuntuosamente) di essere in grado di portare speranza ad un numero maggiore di persone. Non riuscirò ma almeno provo. Non è semplice. La politica attiva è complicata, occorre apprendere alcune tecniche. I colpi bassi sono continui. Si trascurano la famiglia, gli amici, gli studi. Ci si innervosisce, si ha mal di stomaco, viene nausea. Chi pensa che le mie motivazioni siano altre o non ha fiducia in me è pregato di cancellarsi dalla lista. Lo dico con forza: non sono molto intelligente; ciò che conosco lo devo ad una forza d’animo temprata dalla sofferenza. Però sono onesto e lucido. Non tollero essere paragonato a chi fa politica per interessi economici. Anch’io ho degli interessi ma – nella piramide di Manslow – sono alti. Mi sento un isolato e quindi ho bisogno del vostro appoggio, del vostro consenso, delle vostre critiche benevole.

- il mio libro non coincide con la posizione politica che devo assumere sulla scuola. Il libro è una confessione agostiniana, romantica, politicamente scorretta, assai personale. La posizione politica è altro. La politica è sangue e merda e io sono pronto al combattimento. In politica non è sufficiente esprimere la propria posizione; occorre invece esprimere la posizione che scaturisce dalla mediazione del pensiero dei propri elettori.

- la mia idea di scuola è superata dalla realtà effettuale. Soltanto grazie ai vostri contributi posso tentare il combattimento (di questo si tratta) con qualche esito positivo. In questa direzione vanno i contributi di Paolo Fasce e di quanti avranno la bontà di aiutarmi nel mio difficile lavoro.

- è ovvio che preferisco critiche benevole o appoggio affettuoso piuttosto che critiche malevole. Credo sia umano, molto umano e comprensibile. Chi come me riceve insulti e minacce ogni giorno (per i malevoli di turno, per i cecchini prezzolati, per chi vive nell’esistenza inautentica vale il motto del grande fiorentino “lascia dir le genti, segui il tuo corso”) ha almeno bisogno dell’approvazione degli amici. D’altra parte si cresce soltanto grazie alle critiche costruttive. Ho bisogno di persone come Fasce, Marras, D’Elia e molti altri che qui non cito. Considero gravissimo e scandaloso che queste persone non siano docenti a pieno titolo. La scuola ha urgente bisogno di questi professori. I professori come Durand se ne sono andati in pensione, i presidi come Cicchetti, Schettino, Deldio e altri si apprestano ad andarsene. Insomma i migliori se ne vanno e altri “migliori” non riescono ad entrare o peggio – D’Elia – vengono allontanati.

- voglio una scuola che dia possibilità a tutti. Proprio per questo dietro la cattedra debbono andare soltanto i “maestri”. Rifiuto l’idea di scuola come ammortizzatore sociale. Il problema del lavoro è drammatico ma va risolto in altro modo. Soltanto la passione e la cultura sono buoni moventi per chi deve insegnare.

- qualcuno mi accusa (forse a causa di qualche avventato titolo giornalistico) di avere scarsa considerazione dei docenti degli istituti professionali e tecnici. Nulla di più falso. Credo che ci siano buoni maestri tanto al liceo quanto negli altri istituti (mi sembra persino banale doverlo ripetere). Nella scuola dove tento faticosamente di fare il preside (tecnico e professionale assieme) lavorano fior di professionisti assieme a qualcuno che preferirebbe essere impiegato diversamente. E’ uno scandalo dirlo? Non voglio licenziare nessuno! Pretendo però che a scuola stiano soltanto gli insegnanti e i presidi motivati. Gli altri possono essere impiegati altrove. Si può dire senza venire processati?

- viviamo tempi drammatici e tristi. Cerchiamo di stare uniti e di fare quadrato. Esistono tre strade: la politica corrotta, l’antipolitica becera, l’etica della responsabilità. Quest’ultima è assai faticosa e pericolosa ma è l’unica da seguire. Grazie a quanti vorranno aiutarmi a seguirla. La rinascita del Paese parte dalla rinascita della scuola.

- spero di vedervi numerosi mercoledì 16 alla Berio perché nessuna comunicazione scritta può competere con la presenza fisica, l’oralità e la gestualità. Un abbraccio forte a tutti. Nicolò Scialfa

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Franco Manzitti e Nicolò Scialfa alla Biblioteca BERIO

Clicca sull’immagine per visualizzare o scaricare il volantino (.pdf)

Mercoledì 16 dicembre

ore 17.00

Biblioteca Berio

Genova – Via Seminario 16

Riflessioni sulla Scuola

Franco Manzitti e Nicolò Scialfa

discutono di alcuni spunti sulla scuola di oggi e di domani tratti dal volume “La scuola negata. La radiografia di un disastro e le ragioni di una speranza”

Franco Manzitti laureato in giurisprudenza, collabora alla rubrica “Tiro incrociato”. E’ caporedattore dell’edizione ligure della “Repubblica”. In precedenza è stato con Paolo Emilio Taviani all’ufficio stampa del ministero dell’interno, successivamente è stato redattore al “Giornale”, inviato e capocronista al “Secolo XIX”. E’ stato direttore della “Provincia Pavese” e dell’agenzia interna del gruppo “Repubblica-Espresso”.

Nicolò Scialfa Dirigente Scolastico, sposato, con due figli, ha insegnato per molti anni storia e filosofia nelle scuole genovesi. Presidente provinciale dell’Associazione nazionale presidi. E’ da sempre impegnato a difesa della scuola pubblica e nelle politiche sociali. Autore dei libri “Lo sterminio degli Ebrei e la voglia di dimenticare”  e “La scuola negata. La radiografia di u disastro e le ragioni di una speranza” nonché di manuali scolastici di storia e filosofia.

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Spettacolo teatrale “Peanuts”

Domenica 13 dicembre alle ore 21, presso il Teatro Instabile in via Cecchi 19 r, andrà in scena lo spettacolo “Peanuts” di Fausto Paravidino, interpretato da una compagnia di promettenti quanto giovani allievi ed ex allievi della scuola di recitazione La Quinta Praticabile, per la regia di Sandro Baldacci.

Il testo di questo giovanissimo autore, divenuto fin dal suo esordio un caso nel teatro italiano all’età di soli 22 anni, anche se parte da un quadro antecedente, prende diretta ispirazione dai fatti del G8 di Genova avvenuti nel luglio 2001.

Nella prima parte un gruppo di adolescenti di qualche anno fa, formato Peanuts per l’appunto, passano il loro tempo seduti su di un divano, davanti ad un enorme televisore, succhiando coca cola e consumando Puffi tra chiacchiere e baruffe mentre, sopra le loro teste, ogni quadro  viene schedato con sopratitoli altisonanti che richiamano slogan d’epoca o principi socio politici delle parti in lotta nella nostra società, mettendoli ironicamente in rapporto con le innocue situazioni adolescenziali rappresentate. I tipi stanno approfittando del fatto che al ragazzo Buddy, come dire Charlie Brown, è stata affidata da certi conoscenti una casa da custodire in loro assenza, e la banda si è precipitata in più ondate ad occuparla, rivendicando il diritto ad una graduale opera distruttrice che li porterà a sporcare il divano e a fare a pezzi il televisore , salvo filarsela e lasciare il malcapitato guardiano a far ammenda, rinnegando i suoi ospiti, non appena fa il suo ingresso autoritario il figlio dei proprietari.

C’è tutto un passato di contestazioni del diritto di proprietà e di occupazioni a scorrerci travestito sotto gli occhi in questo racconto lieve. Ma il brusco stacco della seconda parte ci rende d’un tratto consapevoli: si riprende infatti dieci anni dopo , e quegli stessi personaggi li ritroviamo cresciuti e assai cambiati soprattutto nell’azione, trasferita improvvisamente nell’atmosfera repressiva di una sorta di caserma di Bolzaneto, con gli ex ragazzi bruscamente divisi in carnefici e vittime, intenti a sperimentare un sistema di torture da regime poliziesco.

C’è una grande idea di teatro in questo rovesciamento che, con un semplice cambio di scena, ci dà una lettura dei vertiginosi cambiamenti della storia e della debolezza dell’uomo che, in un attimo, può diventare un altro.

In un finale a sorpresa Buddy tenterà infine di rivivere al contrario il finale della prima parte , rendendosi conto che in quella mancata solidarietà ai suoi compagni di allora poteva risiedere per tutti, e anche per se, la causa di un destino.

Prova difficile, a causa del repentino cambio di registro dal comico al drammatico, aggravata dalla difficoltà insita nel salto temporale tra la prima e la seconda parte, lo spettacolo mette alla prova il talento di una compagnia di giovani interpreti tra i sedici ed i vent’anni, formatisi alla scuola della Quinta Praticabile, che danno una prova di rara e pregnante interpretazione.

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No B Day Genova

Oggi pomeriggio parteciperò al No B Day di Genova. Per tutti coloro che desiderassero aderire a questa iniziativa, a Genova l’appuntamento è per le ore 16.00 di fronte alla Prefettura in via Roma.

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Segui la diretta streaming di Roma sul blog di Antonio Di Pietro

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