IL SINDACO SVELA IL FUTURO CON I NUOVI PARTNER
«Così ci riprenderemo il teatro Carlo Felice»
A Luisi il ruolo di direttore stabile, nessun taglio al personale
GIULIANO GALLETTA
«GENOVA deve riprendersi il Carlo Felice. Ci sono i privati disposti ad investire e c`è un progetto per governare la Fondazione, una situazione di equilibrio economico e di qualità dell`offerta musicale». Il sindaco Marta Vincenzi ha finalmente in tasca il piano – che ieri sera ha presentato in un incontro con i possibili nuovi finanziatori a cui hanno partecipato tra gli altri gli imprenditori Riccardo Garrone e Vittorio Malacalza – per uscire dall`emergenza strutturale che ha contraddistinto il teatro dell`Opera negli ultimi anni, naturalmente a condizione di porre fine all`era del commissario Ferrazza. Un evento previsto per maggio, come annunciato dallo stesso Ferrazza, ma che non è del tutto scontato; la legge dà infatti al ministro Bondi la facoltà di prorogare il commissariamento fino al 2011. Una decisione che porterebbe, nei fatti, al blocco dell`attività del teatro, che oggi non ha i fondi per programmare una nuova stagione.
Sindaco, ma come si e arrivati a questo punto, visto che era stata lei a chiedere l`intervento del ministero?
«Per un motivo molto semplice: il governo ha cambiato le regole del gioco durante la partita. Io ho richiesto infatti il commissariamento perché la situazione di conflittualità dentro il teatro aveva raggiunto il livello di guardia ed era indispensabile un momento di cesura, ma la normativa allora vigente mi permetteva di chiederne l`interruzione in qualsiasi momento. Purtroppo il decreto Milleproroghe del 2009 ha tolto ai sindaci questa prerogativa, decisione che io considero politicamente scandalosa».
Durante il commissariamento e stato però risolto l`annoso problema del Fondo pensioni.
«Certamente, grazie a Comune e Regione che hanno stanziato sei milioni di euro. Al commissario Ferrazzava dato atto di avere gestito bene questa pratica. I miei problemi non sono stati infatti con il commissario, che si è comportato correttamente e ha svolto il suo ruolo, ma con il ministro Bondi, che ha deciso di riconfermarlo contro la volontà degli enti locali, grazie a un provvedimento come il Milleproroghe che ha leso un legittimo diritto di governo del territorio. Oggi comunque il ministero ha ancora la possibilità di prorogare il commissario, ipotesi che io considero, come è ovvio, del tutto negativa».
Lei si sta quindi muovendo come se il commissariamento finisse a maggio, sta già pensano al nuovo sovrintendente?
«Dire di no. So che circolano molte voci su una possibile candidatura dell`attuale mio consulente, Salvatore Filippini La Rosa, che sta svolgendo, a titolo gratuito, un ottimo lavoro, ma smentisco nel modo più assoluto che sia candidato alla sovrintendenza e che esistano altri candidati. La decisione sarà presa dal nuovo consiglio di amministrazione e, in ogni caso, dovrà essere concordata con i nuovi soci privati. Il sovrintendente sarà al vertice di una squadra che ne integrerà le competenze soprattutto manageriali».
Composta da chi?
«Le ripeto che non ci sono ancora nomi. Pensiamo a un responsabile amministrativo e un capo del personale. Per il momento non è previsto il ruolo di direttore artistico, semmai ci doteremo di un consulente. Ho deciso poi di proporre al maestro Fabio Luisi il ruolo di direttore stabile. Credo che potrà dare un grande contributo alla valorizzazione della qualità artistiche presenti nel coro e nell`orchestra. Un altro elemento molto importante del nostro progetto di rilancio è che non prevede alcuna riduzione del personale. La politica dei tagli che è stata attuata fino ad oggi non ha avuto altro risultato che indebolire le masse artistiche».
Ma lo scenario potrebbe cambiare del tutto con l`atteso decreto Bondi sugli enti lirici.
«Di sicuro, si parla addirittura di sovrintendenti nominati dal ministero. Noi dobbiamo andare comunque avanti su una strada difficile, stretta fra la normativa nazionale e lo strapotere, al limite del ricatto, del mercato, rappresentato dalle agenzie che gestiscono i grandi artisti. Ma possiamo farcela, tornando al core business dei Carlo Felice: fare musica».
(Articolo pubblicato su “Il Secolo XIX” in data 03-01-2010, pag. 18/19)