IL PRESIDE, E IL DISASTRO DELLA SCUOLA

IL LIBRO – Il preside e il disastro della scuola

(di Giuliano Galletta)

GENOVA – «Un atto d’amore verso la scuola». Così Nicolò Scialfa, 52 anni, siciliano ma genovese di formazione, insegnante, preside del Vittorio Emanuele, impegnato in politica (è responsabile nazionale Scuola dell’Italia dei Valori) sintetizza le ragioni che l’hanno spinto a scrivere il saggio “La scuola negata” (De Ferrari, pagine 191, 16 euro) un pamplhet in cui ragione e passione si contendono un terreno oggi più che mai oggetto di scontri politici, culturali, ideologici. Il volume – che sarà presentato il 23 novembre a Palazzo Ducale – si avvale della prefazione di Antonio Di Pietro e reca un significativo sottotitolo: ‘La radiografia di un disastro e le ragioni della speranza”. A dire il vero, leggendolo, sembra il disastro a prevalere decisamente sulla speranza, ma senz’altro siamo di fronte al pessimismo dell’analisi, mentre l’ottimismo della volontà è probabilmente legato al fatto di aver preso carta e penna (o mouse e tastiera) ed essersi messo a scrivere. «Questo libro è anche un pi un’autobiografia – spiega Scialfa – il bilancio della grande passione della mia vita, la scuola. Una scuola intesa come percorso educativo, come possibilità per tutti di accedere alla cultura e di diventare cittadini consapevoli. Quello che è sempre stato per le classi subalterne un traguardo e che oggi sembra allontanarsi perché nella vita sociale si impongono valori effimeri, virtuali in cui prevale l’apparenza anziché l’impegno, lo studio, la serietà». Nel raccontare se stesso e quei maestri che gli hanno Nicolò Scialfa fornito gli strumenti per affrontare la realtà (particolarmente commosso il ricordo dello storico Claudio Costantini recentemente scomparso) ma descrive anche – impietosamente come si conviene a una radiografia -la malattia della scuola italiana; fornendo però anche una disamina delle radici storiche di tale crisi. «La questione centrale è quella di riuscire a coniugare – prosegue Scialfa  – la scuola di massa con la qualità. Possibile? È questa la domanda che io pongo nel mio libro. Io ritengo di si e penso che sia questa la vera scommessa sul futuro del Paese. Era ciò che predicava un grande intellettuale come Concetto Marchesi nel dopoguerra, una scuola di alta qualità per tutti mentre, al contrario in Italia si è realizzata una scuola per tutti ma di bassa qualità e questo naturalmente, penalizza gli studenti meno abbienti e gli stranieri. Questo è stato lo storico errore della sinistra, aver confuso la scuola di massa con la scuola di bassa qualità». Nella sua requisitoria Scialfa non risparmia i sindacati «che hanno spesso considerato la scuola come un ammortizzatore sociale. In cattedra devono arrivare i professori migliori, selezionati con severi concorsi pubblici come peraltro stabilisce la Costituzione. L’attuale governo se la prende con i precari ma dovrebbe prendersela con il precariato che è stato tragicamente divinizzato in tutti i settori del lavoro. Bisogna quindi risolvere il problema dei precari della scuola», Scialfa è però contrario. Alla politica delle sanatorie indiscriminate «ci sono precari e precari. Molti hanno vinto un concorso, seguito corsi di specializzazione e insegnano da anni, altri insegnano magari da sei mesi e non hanno alcun titolo. Bisogna stare molto attenti alle regolarizzazioni ope legis perché rischiamo di penalizzare i bravi insegnanti del futuro». Quanto alla politica Scialfa dichiara di essersi impegnato «solo per tentare di fare qualcosa per la scuola» e aggiunge «vorrei però che la discussione uscisse dalle beghe di partito per diventare un grande dibattito nazionale. Credo che il ministero dovrebbe essere affidato a una personalità di indiscussa statura culturale che eviti ogni rischio di privatizzazione. Una scuola pubblica e laica è infatti garanzia di una società democratica».

(Articolo pubblicato su “Il Secolo XIX” in data 08-11-2009, pag. 11)

Nicolò Scialfa commenta il campionato di calcio a Radio 19

Ebbene sì. Non ci facciamo mancare niente!

Il ‘nostro’ preside commenterà domani pomeriggio – Domenica 8 Novembre – alle 14.40 il campionato di calcio ai microfoni di RADIO 19.

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IDV, RAFFICA DI CANDIDATI FUSCO, SCIALFA E CAPURRO

REGIONALI – Indiscrezioni sui nomi eccellenti del partito di Di Pietro in vista delle prossime elezioni

IDV, RAFFICA DI CANDIDATI FUSCO, SCIALFA E CAPURRO (P. De Totero)

Probabile promozione sul campo per tre consiglieri di palazzo Tursi
Italia dei Valori punta a ripetere il risultato delle ultime europee

PAOLO DE TOTERO – Se tutto andrà come previsto il gruppetto, per la verità piuttosto nutrito, dell`Idv in consiglio comunale dovrebbe assottigliarsi in modo rilevante. Dei cinque che siedono fra i banchi dell`assemblea di palazzo Tursi, tre potrebbero trasferirsi in piazza De Ferrari. Una sorta di promozione sul campo che tiene conto della crescita del partito di Antonio Di Pietro: a fare le valigie dovrebbero essere il capogruppo Marylin Fusco e i colleghi Nicolò Scialfa e Franco De Benedictis. Del terzetto soltanto Marylin Fusco viene originariamente dall`Italia dei Valori, partito in cui è entrata con il segretario regionale Giovanni Paladini in uscita dalla Margherita. Nicolò Scialfa che del consiglio comunale è anche il vicepresidente e Franco De Benedictis, si sono ritrovati fianco a fianco pur provenendo da strade diverse. Scialfa era entrato in sala rossa come indipendente eletto nel gruppo di Rifondazione Comunista. De Benedictis, ha saltato a piè pari il fosso ritrovandosi in maggioranza pur essendo stato votato come rappresentante del gruppo di Sandro Biasotti che aveva appoggiato il senatore Enrico Musso, sfidante della sindaco Marta Vincenti.
La più accreditata dovrebbe essere proprio il capogruppo. La Fusco a Tursi ha una delega grazie alla quale si occupa di progetti lavorativi peri giovani: E`entrata in consiglio comunale totalizzando ben 1500 preferenze, ma il suo maggiore exploit è stato quello delle ultime europee, in cui come candidata dell`Idv nella circoscrizione Nord Ovest era arrivata a sfiorare il successo con 8300 preferenze. Candidati di tutto rispetto anche Nicolò Scialfa, preside dell`istituto Vittorio Emanuele e consigliere di Antonio Di Pietro per la scuola e l`università. Come indipendente nelle file di Rifondazione Comunista ha avuto 506 voti. Lo ha superato Franco De Benedictis che come esponente del gruppo arancione di Sandro Biasotti è stato eletto nella sala rossa di palazzo Tursi con 683 voti. Fra i nomi eccellenti l`ex sindaco di Rapallo Ezio Capurro, Cinzia Damonte, proveniente da una lista civica di sinistra, eletta con il sindaco Luigi Gambino, reduce da un buon successo personale ad Arenzano, 260 voti nelle amministrative e Patrizia Muratore, consigliere regionale, entrata in sala verde con 336 voti. Ovvia l`euforia nel gruppo ligure capitanato dal segretario regionale e parlamentare Giovanni Paladini. Le indiscrezioni danno in arrivo sondaggi con risultati ancora superiori alle ultime europee, quando il partito di Antonio Di Pietro fece registrare un significativo 8 per cento. Con una cifra del genere e un`ipotetica alleanza con Burlando, che comunque non è stata ancora siglata, l`ldv potrebbe puntare su tre consiglieri eletti più uno nel listino. A quel punto le richieste a Burlando potrebbero essere quelle di una delega e della vicepresidenza o di due deleghe: a tale proposito fanno notare i responsabili locali che comunque l`alleanza con Burlando non è ancora stata siglata e che tantomeno si è parlato dei programmi che potrebbero dar vita ad un`eventuale coalizione. Come dire che l`alleanza con l`Idv data per scontata conterebe comunque più di quella con l`Udc. Con l`Idv nella coalizione e senza Udc Burlando potrebbe comunque superare Biasotti, senza l`Idv potrebbe non esserci storia.

Scialfa candidato

(Articolo pubblicato sul “Corriere Mercantile” in data 3-11-2009, pag. 9)

Scialfa, atto d’amore verso la scuola

IL LIBRO – Il professore prestato alla politica affronta con romanticismo e dall`interno un tema di grande attualità e fornisce una ricetta contro il disastro

Scialfa, atto d’amore verso la scuola

Scialfa, «I miei ex allievi mi accusano di aver tratteggiato una realtà esterna che non c`è più»

di Paolo De Totero – Insiste, chiede che del suo lavoro venga messo in risalto il romanticismo dell`omaggio alla scuola che fu. Di più, dice lui stesso di avere una visione romantica della scuola, non quella di oggi in cui si ritrova a esercitare il ruolo di preside, ma di quello che vorrebbe diventasse. Insomma, per dirla come recita il sottotitolo del suo libro, le ragioni di una speranza da opporre alla radiografia del disastro. E i dolori del “Giovane Werther”, romanticissimo personaggio del Goethe, comunque lo pressano e non lo lasciano mai, tanto che confida: «Quando incontro i miei vecchi studenti e parlo con loro finisce sempre che mi accusino di averli preparati benissimo per un mondo che comunque non era quello che avevo loro lasciato immaginare. Come se Icaro si fosse troppo avvicinato al sole, tanto da rimanerne scottato». E c`è poco da stupirsi, visto che la parola che ricorre di più nell`intervista di Nicolò Scialfa, preside del Vittorio Emanuele, professore di storia e filosofia, vice- presidente del consiglio comunale, responsabile per la Scuola e l`Università dell`Italia dei Valori è meritocrazia, concetto che precede di pochissimo un`idea che gli è strettamente legata, quella del rigore. Che in parole povere equivale allo stile di vita e alla storia dello stesso Scialfa: «Sono uno che nella vita si è sempre fatto il mazzo. A quattordici anni aiutavo mio padre sul banco di frutta e verdura di piazza Statuto e studiavo. In banca guadagnavo bene quando ho deciso di lasciare tutto e di iniziare con l`insegnamento perché andavo a fare quello in cui credevo. Morale, la retribuzione è diventata un terzo di quella di prima». Rigore e meritocrazia, dicevamo, ma nella società odierna entrambi sono diventati valori rari e fuori moda, probabilmente per colpa di quello che Nicolò Scialfa definisce il male di tutti i mali. E qui, nonostante sia autorevole esponente dell`Italia dei Valori c`è il primo distinguo. Il male di tutti i mali non è Berlusconi, ma il berlusconismo. E la differenza che sembrebbe minima è invece quella che c`è fra il giorno e la notte. Perché il Nostro, che è uomo bipartisan, nel berlusconismo ci mette destra e sinistra, escort e transessuali per dirla con l`attualità, furbetti del quartierino e politici rampanti. Ed è probabile che taluni suoi allievi piombati nella realtà virtuale, quella dove l`importante è apparire, magari romanticamente lo abbiano mandato a quel paese. Del resto la scuola è fedele specchio della società, anzi probabilmente è strumento attraverso il quale la società viene sufficientemente distorta. Sentite che cosa dice Scialfa del suo ambiente. «Chi volesse essere veramente trasgressivo oggi dovrebbe vestirsi in giacca e cravatta, o con un bel tailleur, parlare un italiano forbito, o meglio ancora in latino con citazioni dal greco. D`altra parte il cattivo esempio arriva anche da alcuni pseudo-docenti che in nome della libertà individuale si presentano a scuola vestiti come se fossero scappati di casa. Nella mia lunga carriera ne ho viste di tutti i colori: un docente che scambiava la libertà d`insegnamento con la sua pervicace volontà di non spiegare nulla, in lite perenne con gli studenti perché non trasmetteva loro alcunché, arrivare a scuola in braghette inguinali e ciabatte da mare, e di fronte alla mia timida e divertita ironia su tale abbigliamento reagire con veemenza degna di altre cause. Comunque di fronte allo sproloquio del malvestito, che arrivò persino a citare i diritti dell`uomo e del cittadino, iniziai a capire, forse per la prima volta, che ero io il problema e non lui. Ogni tanto questo dubbio mi assale ancora e si insinua sotto forma di certezza». Ecco l`analisi del disastro, ma nel libro ci sono anche precise accuse al sistema, alla burocrazia ministeriale e vertici sindacali che giocano sulla pelle dei docenti, dei precari e degli studenti cercando di muovere masse di voti in un quadro in cui dell`istruzione non c`è alcun rispetto, mentre destra e sinistra non possono avere momenti di convergenza e ci sono le ricette per la salvezza. Ma c`è soprattutto il ricordo dei maestri e degli insegnanti delle scuole elementari e medie frequentate dal potenziale preside. Un ricordo struggente: «La professoressa Musola, di lettere ci interrogava tutti i giorni, era affettuosissima quanto implacabile. Incuteva timore e rispetto». Immagini da libro Cuore, forse romantiche, probabilmente un po` melense. Obiettivamente ricordi di un tempo in cui la scuola funzionava meglio.

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Testo libro

(Articolo pubblicato sulla “Gazzetta del Lunedì” in data 2-11-2009, pag. 9)

La scuola negata – La radiografia di un disastro e le ragioni di una speranza, De Ferrari, Genova 2009

GENERE: Saggistica

Autore: Nicolò Scialfa

Titolo: La scuola negata – La radiografia di un disastro e le ragioni di una speranza

Editore: De Ferrari, Genova 2009

Scrivere un libro sulla scuola di oggi non è cosa facile. Un po’ perché è un tema su cui è già stato detto moltissimo, un po’ perché si tratta – come è facilmente immaginabile – di una questione di lana caprina. Con l’ulteriore specifica, en passant, che la capra deve essersi rotolata per qualche settimana in un cespuglio di rovi: in effetti l’argomento è anche piuttosto spinoso. E come in tutti gli argomenti spinosi, il rischio è quello di dire da un lato cose scontate e banali, dall’altro cose scomode. Scialfa però di cose banali non ne dice; può dirne qualcuna di scontata, ma solo nell’ambito strettamente necessario a fornire le informazioni indispensabili ai non addetti ai lavori, che vengono così messi in grado di avere chiaro un quadro su cui formularsi un giudizio. Di cose scomode, in compenso, ne dice moltissime.
La prima parte del libro è un vero e proprio j’accuse contro una gestione dissennata che in poco più di trent’anni ha portato allo sfacelo la scuola italiana e, con essa, il senso profondo della cultura, dello studio e dell’edificazione intellettuale a cui i valori dell’istruzione dovrebbero condurre. L’autore, attualmente preside di uno dei maggiori istituti tecnici genovesi, denuncia questa politica fallimentare non tanto con violenza, quanto piuttosto con l’amarezza di chi ama profondamente la scuola e alla scuola ha dedicato la vita.
Non va bene la scuola del sei politico, dell’ope legis e del politicamente corretto; non va bene la scuola ridotta a fabbrica di posti di lavoro a prescindere, a serbatoio di elettori, a succursale becera dei sindacati. Non va bene, in definitiva, la scuola che non metta la persona e i valori della cultura al centro di quella cosa delicatissima e quasi magica che è il processo di crescita dell’individuo attraverso un percorso educativo.
Sarebbe al contrario necessaria – e questa è la seconda parte del libro, costruttiva, che apre alla speranza – una scuola che trasmettesse dei valori e dei contenuti, che siano quelli della civiltà, della cultura, della mente e dello spirito. Per fare questo la terapia è una sola: massima serietà, insegnanti preparati e motivati, incentivati anche sul piano economico, dirigenti che sappiano fare il loro dovere e che pensino alle implicazioni didattiche – e non aziendali – della scuola. E meritocrazia, senza deroghe. Esami, concorsi, valutazioni. E presto, che non c’è più tempo, e la scuola italiana non può permettersi di perderne altro: ne va della formazione delle generazioni future, destinate a vivere in un mondo sempre più difficile.
L’autore si esprime in uno stile semplice, informale e diretto, ma non manca di fondare le sue affermazioni sul pensiero e sull’esempio dei grandi maestri, di cui vengono spesso citate le parole: grandi pensatori come Baruch Spinoza, Marc Bloch e Benedetto Croce, ma anche uomini impegnati nel sociale come Don Lorenzo Milani e Don Andrea Gallo, o docenti universitari come Francesco Cataluccio o Claudio Costantini.
Un libro idealista? Forse… ma per fare le cose e avere possibilità di successo bisogna crederci con convinzione, con dedizione, con passione. E Nicolò Scialfa ci crede.

Paola Lerza

Appuntamenti televisivi

Comunico che Giovedì 29 Ottobre dalle ore 10.50 sarò ospite su Telenord per parlare di Scuola con riferimento particolare al dibattito sull’ora di Religione.

Martedì 3 Novembre dalle ore 21.30 sarò invece ospite su Primocanale sempre per discutere sul tema Scuola

Presentazione volume e candidatura elezioni regionali 2010

Cari amici,

il 23 novembre alle 17.30 a Palazzo Ducale (Genova)  presenterò il mio libro sulla scuola.

Per me si tratta di un avvenimento importante. Gradirei molto la vostra presenza e spero vogliate coinvolgere altre persone.

Informo inoltre che sono candidato alle elezioni regionali del 21 Marzo 2010. L’obiettivo è di occuparmi di istruzione e formazione in difesa della scuola pubblica e laica, in linea col mio incarico di responsabile nazionale del partito (Italia Dei Valori) su Scuola e Università.

Spero vivamente in un vostro forte appoggio.

Un abbraccio.

Nicolò

«Carlo Felice “casa” della lirica»

IL CASO – Membri del Cda e sindacalisti rispondono a Spera, l`organizzatore che ha contestato l`emarginazione riservata agli altri generi musicali

«Carlo Felice “casa” della lirica»

«Stabilita la priorità, è comunque giusto dedicare serate anche al jazz oppure al rock»

La lettera di Vincenzo Spera, storico organizzatore di spettacoli, ha fatto rumore. Provando a riassumere – esercizio non facile perchè le riflessioni sono state tante e articolate – il promoter ha lamentato il fatto che il Carlo Felice sia “ostaggio” dei soliti tre intellettuali e che, proprio per questa ragione, pur essendo nato come struttura polivalente e costruito con denaro pubblico, non dia spazio ad altre forme artistiche ma sia rimasto esclusiva dei melomani.
«Conosco e rispetto Vincenzo Spera, del quale sono amico, ma di quello che dice condivido solo il 50% – osserva Nicolò Scialfa, membro del consiglio di amministrazione del Carlo Felice -. Mi spiego meglio: è giusto che il teatro sia a disposizione anche di rappresentazioni di diverso tipo, tuttavia non si può trascurare il fatto che sia nato per essere la “casa” della musica lirica e della musica sinfonica. Tuttavia, prendendo esempio dai teatri inglesi e americani, è corretto che si apra a serate dedicate al jazz, al musical o, che so, ad un concerto di Massimo Ranieri. D’altra parte il teatro di Berlino è aperto 320 serate all’anno, ora magari non si potrà raggiungere tale cifra ma 150 serate si possono fare. In quel caso, ci sarebbe spazio per tutti. Anche perchè le persone di vera cultura lirica non hanno spocchia verso altri generi. Piuttosto non condivido l’analisi di Speri quando dice che il teatro costa 300 euro alla comunità per ogni spettatore: la lirica è patrimonio culturale dell’Italia, dunque va tutelata anche economicamente».
E ancora. «Apprezzo il contributo di Spera, ma la discussione in merito al “che fare” del Carlo Felice è successiva: oggi, piuttosto, è necessario concentrare gli sforzi per tornare alla normalità. In questo senso io mi sto impegnando per supportare il commissario straordinario. Che intendo dire con “tornare alla normalità”? Presto detto: raggiungere il pareggio di Bilancio, formare un Consiglio di amministrazione e nominare un Sovrintendente. Per fare ciò, servono soldi. Chi deve tirarli fuori? Ci sono varie possibilità: il Governo, la Regione, gli sponsor, oppure tutti questi soggetti insieme. Ricordo che la Regione Sicilia stanzia per il teatro di Palermo 12 milioni di euro e che la Regione Sardegna ne tira fuori 9 per il teatro di Cagliari. Qui Regione e Comune, con un grande sforzo, hanno stanziato 3 milioni di euro a testa, dunque servono altri interventi».
Un commento alle osservazioni di Spera arriva anche dal fronte sindacale, da parte di Roberto Conti, segretario dello Snater. «Facciamo chiarezza: un conto è la struttura meccanica del teatro, e qui si può discutere affinchè funzioni in modo più efficace, un altro conto sono coloro che consentono il perpetuarsi della cultura lirica. In questo senso ricordo che i lavoratori che lavorano al Carlo Felice sono “nati” con la legge 800, che aveva ed ha l’obiettivo di preservare un genere musicale che l’Italia esporta in tutto il mondo e che è il solo settore in cui si utilizza universalmente la nostra lingua. La lirica è la punta di diamante della cultura».
«Qui non si tratta – prosegue Conti – di sottrarre nella programmazione del Carlo Felice serate dedicate alla lirica, ma di aggiungerne altre riservate a diversi generi musicali. Tenendo sempre presente, però, che il teatro è nato per la lirica. Questo non vuole dire guardare con snobismo al jazz o al rock, anche perchè sarebbe assurdo lo facesse la lirica, che in passato è stata popolare nel senso più pieno della parola. A proposito: l’obiettivo dovrebbe essere quello di farla ritornare ad essere ascolatata da tanti cittadini. In questo senso assieme ad altri sindacati ci stiamo battendo per svolgere delle esibizioni fuori dal Carlo Felice, nel resto della regione».

Carlo Felice

(Articolo pubblicato sul “Corriere Mercantile” in data 21-10-2009, pag. 11)

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Celebrazioni colombiane verso il rilancio

COMUNE – Vicepresidenti consiglio e Sindaco concordi

Tutti d`accordo sulla necessità di rilanciare le celebrazioni colombiane del 12 ottobre. Lo hanno chiesto ieri nella sala rossa i vicepresidenti del consiglio comunale, Alberto Gagliardi e Nicolò Scialfa, e la sindaco Marta Vincenzi si è detta d`accordo con loro. «Le celebrazioni dovrebbero essere un`occasione per mettere Genova in comunicazione con il mondo – ha osservato Gagliardi – L`anno prossimo ricorreranno i 50 anni del Salone Nautico, si potrebbero collegare i due eventi». Sulla stessa linea Scialfa che ha proposto anche un coinvolgimento del teatro Carlo Felice. «Condivido che ormai le celebrazioni colombiane siano sottotono – ha commentato Vincenzi – La formula attuale è stata definita nell`ormai lontano 1953 ma credo che siano da rilanciare. Noi abbiamo spostato le cerimonie del 12 Ottobre da Palazzo Tursi a Palazzo Ducale, ma ci vuole dietro un pensiero che rinnovi. Quest`anno il Comune ha speso 30 mila euro per le celebrazioni e con questa cifra non si fa granché. Nel bilancio del 2010 che cominceremo a discutere presto ho chiesto all`assessore che nella parte della promozione della città ci sia più spazio per Colombo, e sarò lieta se i due viceperesidenti del consiglio approfondiranno il tema».

(Articolo pubblicato sul “Corriere Mercantile” in data 21-10-2009, pag. 7)

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SCIALFA: “CARLO FELICE, STOP ALLE RISSE”

INTERVISTA – Il vicepresidente del consiglio comunale e consigliere di amministrazione del teatro lancia un appello ai colleghi dei partiti politici

SCIALFA: «Carlo Felice, stop alle risse»

«Lasciamo lavorare il commissario per uscire dall`emergenza e si rendano pubblici gli sponsor»

scialfaPAOLO DE TOTERO – A sentirlo parlare non si direbbe proprio che possa essere un rappresentante dell`Idv. Tanto il suo leader Antonio Di Pietro è “fumino”, pronto a dar fuoco alle polveri della polemica contro la maggioranza, tanto lui, Nicolò Scialfa, vicepresidente del Consiglio comunale e membro consiglio di amministrazione del Carlo Felice si dimostra pacato. Sarà perchè nell’ldv è un fresco innesto, sarà perchè ha una lunga militanza nella sinistra di base e non nelle segreterie di partito, sarà perchè di professione fa il preside ma il suo messaggio sul Carlo Felice è il primo che dà l`idea di essere super partes, estraneo alle demagogie che di volta in volta sinistra e destra hanno inseguito dimenticandosi di fare il bene del teatro. E i toni, per onor della verità occorre dirlo, sono abbastanza diversi dalle esternazioni che lo stesso Scialfa e la Sindaco Marta Vincenzi avevano lanciato all`indomani della decisione del ministro Sandro Bondi di confermare il commissariamento con Giuseppa Ferrazza al vertice del teatro dell`opera. Eppure a qualche giorno di distanza Nicolò Scialfa ha ripreso il suo stile pacato e un po pacioso, celato sotto la barba sale e pepe che gli contorna il volto. L`appello è simile a quello già lanciato tante volte per bocca del capo dello stato Giorgio Napolitano alle due coalizioni con l`invito a stemperare i toni. Egualmente Scialfa rivolge un monito rivolto alle due parti, centro destra e centro sinistra che già assaporano il turbolento clima pre-elettorale e si preparano a menare fendenti a destra e manca. Così Nicolò Scialfa scende in campo per avvertire i colleghi che in questo modo si rischia soltanto di fare il male della città e del Carlo Felice nel particolare. «Credo che la vicenda del teatro, come quella della scuola – avverte – vadano sottratte alla lotta fra i partiti». Poi il messaggio forte e chiaro con il fine di calmare le acque: «Se si è deciso di prorogare il commissariamento credo che l`atteggiamento più utile sia quello di collaborare con Ferrazza sino a quando non si risolveranno i nodi che hanno portato a questo provvedimento. Speriamo che questa fase di emergenza si concluda il più presto possibile. Ma per il bene del teatro che risulta una risorsa per la nostra città è bene che i partiti, collochino la questione al di fuori del clima di rissa che precederà le regionali». Ma la crisi è legata principalmente ad un problema economico e di reperimento di risorse. «ll teatro era stato realizzato per una città che avrebbe dovuto raggiungere il milione di abitanti – chiarisce ancora Scialfa – per questo oggi risulta sovradimensionato ed esiste il problema dei finanziamenti. Occorrerebbe che, facendo un`operazione per la collettività, chi detiene i capitali sia incentivato ad investirli per la cultura e certamente sarebbe necessario che se la Vincenzi, come ha detto e quindi non ho ragione di dubitare delle sue affermazioni, ha trovato eventuali sponsor disponibili, ne facesse anche i nomi. A quel punto, sanata la crisi si potrebbe procedere alla nomina del consiglio di amministrazione, del nuovo sovrintendente, e del nuovo direttore artistico». «Il sovrintendente – insiste il rappresentante dell`Idv – non dovrà essere necessariamente un esperto di musica, meglio se un tecnico di gestione aziendale e relazioni sindacali». Infine il capitolo organizzazione e costi: «In teatro -spiega – ognuno dovrebbe limitarsi a svolgere al meglio le proprie funzioni senza invadere territori che non sono di sua pertinenza. Concludendo, occorrerebbe una politica di massimo rigore sui costi. Trovo esorbitanti i cachet di certi cantanti e astronomici quelli degli addetti ai lavori. Sarà basilare una politica di contenimento investendo su personaggi giovani e di belle speranze: Ma sarà opportuno far lavorare il teatro il maggior numero passibile di serate senza fomentare la paura assurda della contaminazione fra lirica e altri generi musicali»

(Articolo pubblicato su “La Gazzetta del Lunedì” in data 12-10-2009, pag. 7)

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