Pubblichiamo l’articolo di Benito Poggio uscito sul “Gazzettino Sampierdarenese” di Dicembre.
Nicolò Scialfa, che aveva abbandonato un buon posto in banca per dedicarsi con passione all’insegnamento, oggi è “Preside” (la nuova dicitura, ohibò!, suona “Dirigente Scolastico”… ma senza poteri effettivi) d’una delle scuole più prestigiose e antiche della Superba (vi studiò anche Eugenio Montale), l’Istituto “Vittorio Emanuele”.
Aveva già ricoperto, negli anni precedenti, il medesimo incarico prima all’Istituto Alberghiero “Bergese” e poi al Liceo Classico “Colombo”.
È, inoltre, Presidente dell’Associazione Presidi per la Provincia di Genova ed è impegnato anche in politica: a Genova come Consigliere Comunale e vicepresidente dello stesso Consiglio; per il partito “Italia dei Valori” come responsabile nazionale per la Scuola. Nipote, come lui stesso ha voluto pubblicamente ricordare, di un poverissimo minatore di Enna (città che aveva un tempo il più basso reddito pro capite), fu portato dal padre emigrante a Genova all’età di 4 anni e qui, con impegno e volontà, ebbe inizio il riscatto del nipote del minatore ennese proprio grazie a quella scuola verso la quale è oggi aspramente critico.
Lungo il suo curriculum di studente – Quanti anni or sono? – la scuola funzionava davvero: e Scialfa, con riconoscenza e rimpianto, ha ricordato, facendone nome e cognome, il suo “maestro” delle elementari, i suoi “professori” delle medie e del liceo che tanto gli hanno dato e che tanto l’hanno aiutato a crescere e maturare. Il 23 novembre scorso, a Palazzo Ducale, nella Sala del Maggior Consiglio, piena come un uovo per la presenza di politici (locali e nazionali), di presidi (e di ex-presidi), di professori in attività (o in pensione), di studenti (e di ex-studenti), ha avuto luogo la presentazione ufficiale e solenne del libro scritto dal professor Nicolò Scialfa dal titolo “La scuola negata. La radiografia di un disastro e le ragioni di una speranza”, con la prefazione di Antonio Di Pietro (De Ferrari Editore). C’è da dire, però, che proprio San Pier d’Arena s’è rivelata il vero e autentico trampolino di lancio per Nicolò Scialfa, trovatosi, lui nipote di minatore, al centro di tanto interesse proprio nel Palazzo Ducale.
Scialfa, non c’è che dire, ha solide radici sampierdarenesi: è stato, infatti, un uomo di notevole importanza, una figura di spicco nella cultura della nostra delegazione e promotore, al Liceo Scientifico “Fermi”, di attività culturali parascolastiche in ben congegnati cicli di conferenze (alle quali anche chi scrive, docente allora al Liceo Classico “Mazzini”, fu invitato a dare il proprio contributo). Ecco perché, insisto, Scialfa può vantare connotati marcatamente “sampierdarenesi”! Del Liceo “Fermi” è stato dinamico e apprezzato docente di Storia e Filosofia nonché Vicepreside, al fianco dello “storico” Preside Bruno Cicchetti, saggista di vaglia. E da lì, proprio dal “Fermi di San Pier d’Arena”, il Professor Scialfa, ha compiuto il grande salto – “per meriti culturali”, sia ben chiaro, risultando primo in graduatoria nell’ultimo Concorso a Preside – ai vertici della scuola e della politica genovese.
L’analisi delle problematiche affrontate nel libro sulla scuola, scritto da un addetto ai lavori, ha suscitato approvazioni e consensi che hanno anche scatenato applausi a scena aperta. La difesa d’ufficio della Scuola (e non poteva essere diversamente) l’ha in qualche misura portata avanti il “Provveditore agli Studi” che ha dato lettura, riportate su fogli, di alcune notazioni, peraltro in gran parte condivisibili, riguardanti il libro in oggetto. Tutti gli altri “presentatori” hanno, come si suol dire, parlato liberamente a braccio e con una qualche foga verbale, dimostrando non solo d’aver letto, meditato e condiviso, ma anche d’essere pienamente consci e al corrente della scialfiana “radiografia di un vero disastro” con la concessione – che a me è parsa se non opinabile, certo solo parziale – alle “ragioni di una (utopistica?) speranza”.
Tutti i relatori, in coro, hanno “osannato” il saggio per le verità di critica al “sistema scuola” e non hanno mancato di cogliere l’aspetto altamente culturale del libro, dal quale, attraverso autori e opere citate, traspare la profonda, seria e appassionata formazione intellettuale dell’autore. Proprio grazie alla sua “cultura sudata” conquistata (anche grazie al tanto erroneamente deprecato “studio a memoria”) attraverso letture selezionate di veri e autentici “maestri”, ha saputo trattare, al meglio e con la scorrevolezza e la fluidità di un romanzo, un tema tanto delicato e tanto scottante e che pone in chiara evidenza i grossi problemi che angustiano la scuola italiana, riguardanti, senza esclusione alcuna, tutte le categorie interessate: “i politici”, in primis, tanto di destra quanto di sinistra, che non hanno mai creduto nella scuola e, facendo e disfacendo di continuo una pletora di inutili pseudoriforme, non hanno mai dato il giusto peso alla scuola, da loro considerata solo e soltanto serbatoio di voti da utilizzare al momento opportuno; “il personale scolastico”, di tutti i gradi e livelli, che è stato deprivato della sua funzione primaria e che s’è lasciato abbassare al minimo livello, quello odierno, senza alcuna reazione ma, per quieto vivere, accettando sempre lo status quo; “i sindacati”, specie quelli del settore della pubblica istruzione, che hanno (volutamente e per secondi fini?) fatto saltare o travisato tutte le normative per… l’assunzione, in ruolo o non, dei docenti, “intruppandoli” così, a migliaia, nel precariato; “le famiglie”, pronte a fare sempre e comunque (pure “a torto”), l’interesse dei propri figli, anche prendendo posizione contro la scuola e contro gli insegnanti; e massime “gli studenti” che hanno accettato questa triste e trista parvenza di istruzione e di educazione, pur consapevoli che soprattutto a loro veniva “negato” tutto: da una valida preparazione all’altezza dei tempi e da una conseguente valida formazione all’inserimento nel mondo del lavoro e alla fruizione di una adeguata pensione nel futuro. In quale direzione si possono cogliere, allora, le esili ragioni di una speranza?
Chiudendo l’incontro sul suo libro, l’autore l’ha definito “romantico”, sostenendo che l’opposto non è “classico”, bensì “imbecille”! E l’ha definito “romantico” perché speranzoso, in quanto nel libro – che è e vuol essere “un atto d’amore nei confronti della scuola” – l’autore auspica “il reale rinascimento della scuola”: e c’è da credergli. Quale la via da perseguire? Lo stesso Scialfa ha voluto tracciarla e ha suggerito ai Politici e ai Sindacalisti di mettere da parte e di rinunciare ai “loro interessi pelosi sulla Scuola”; agli Insegnanti di riappropriarsi del loro ruolo di autentici “Maestri” per educare, formare e istruire i loro “Studenti”, i quali, a loro volta, devono capire che a scuola “sarebbe cosa buona studiare un po’…” (certamente un po’ di più di quanto si impegnano e studiano oggi); alle Famiglie di affiancare Presidi e Insegnanti nella loro faticosa, se non faticosissima opera quotidiana, che – è risaputo – è scarsamente gratificante come riconoscimento economico. Se tutte queste forze opereranno insieme, allora saranno in grado di favorire il tanto auspicato “rinascimento della scuola italiana”, oggi – ahinoi, tra le peggiori in Europa per basso livello di preparazione! – “annegata” nei suoi mali atavici e “negata” a tutti indistintamente perché oppressa dal disinteresse di chi vi opera e di chi ne fruisce, dall’eccesso di inutile burocrazia, da vuoti formalismi dettati (e voluti) da false riforme, dal pervasivo lassismo a tutti i livelli e soprattutto, come ha rilevato Borzani “dal suo isolamento rispetto al contesto sociale”.
Benito Poggio
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