IL LIBRO – Il preside e il disastro della scuola
(di Giuliano Galletta)
GENOVA – «Un atto d’amore verso la scuola». Così Nicolò Scialfa, 52 anni, siciliano ma genovese di formazione, insegnante, preside del Vittorio Emanuele, impegnato in politica (è responsabile nazionale Scuola dell’Italia dei Valori) sintetizza le ragioni che l’hanno spinto a scrivere il saggio “La scuola negata” (De Ferrari, pagine 191, 16 euro) un pamplhet in cui ragione e passione si contendono un terreno oggi più che mai oggetto di scontri politici, culturali, ideologici. Il volume – che sarà presentato il 23 novembre a Palazzo Ducale – si avvale della prefazione di Antonio Di Pietro e reca un significativo sottotitolo: ‘La radiografia di un disastro e le ragioni della speranza”. A dire il vero, leggendolo, sembra il disastro a prevalere decisamente sulla speranza, ma senz’altro siamo di fronte al pessimismo dell’analisi, mentre l’ottimismo della volontà è probabilmente legato al fatto di aver preso carta e penna (o mouse e tastiera) ed essersi messo a scrivere. «Questo libro è anche un pi un’autobiografia – spiega Scialfa – il bilancio della grande passione della mia vita, la scuola. Una scuola intesa come percorso educativo, come possibilità per tutti di accedere alla cultura e di diventare cittadini consapevoli. Quello che è sempre stato per le classi subalterne un traguardo e che oggi sembra allontanarsi perché nella vita sociale si impongono valori effimeri, virtuali in cui prevale l’apparenza anziché l’impegno, lo studio, la serietà». Nel raccontare se stesso e quei maestri che gli hanno Nicolò Scialfa fornito gli strumenti per affrontare la realtà (particolarmente commosso il ricordo dello storico Claudio Costantini recentemente scomparso) ma descrive anche – impietosamente come si conviene a una radiografia -la malattia della scuola italiana; fornendo però anche una disamina delle radici storiche di tale crisi. «La questione centrale è quella di riuscire a coniugare – prosegue Scialfa – la scuola di massa con la qualità. Possibile? È questa la domanda che io pongo nel mio libro. Io ritengo di si e penso che sia questa la vera scommessa sul futuro del Paese. Era ciò che predicava un grande intellettuale come Concetto Marchesi nel dopoguerra, una scuola di alta qualità per tutti mentre, al contrario in Italia si è realizzata una scuola per tutti ma di bassa qualità e questo naturalmente, penalizza gli studenti meno abbienti e gli stranieri. Questo è stato lo storico errore della sinistra, aver confuso la scuola di massa con la scuola di bassa qualità». Nella sua requisitoria Scialfa non risparmia i sindacati «che hanno spesso considerato la scuola come un ammortizzatore sociale. In cattedra devono arrivare i professori migliori, selezionati con severi concorsi pubblici come peraltro stabilisce la Costituzione. L’attuale governo se la prende con i precari ma dovrebbe prendersela con il precariato che è stato tragicamente divinizzato in tutti i settori del lavoro. Bisogna quindi risolvere il problema dei precari della scuola», Scialfa è però contrario. Alla politica delle sanatorie indiscriminate «ci sono precari e precari. Molti hanno vinto un concorso, seguito corsi di specializzazione e insegnano da anni, altri insegnano magari da sei mesi e non hanno alcun titolo. Bisogna stare molto attenti alle regolarizzazioni ope legis perché rischiamo di penalizzare i bravi insegnanti del futuro». Quanto alla politica Scialfa dichiara di essersi impegnato «solo per tentare di fare qualcosa per la scuola» e aggiunge «vorrei però che la discussione uscisse dalle beghe di partito per diventare un grande dibattito nazionale. Credo che il ministero dovrebbe essere affidato a una personalità di indiscussa statura culturale che eviti ogni rischio di privatizzazione. Una scuola pubblica e laica è infatti garanzia di una società democratica».
(Articolo pubblicato su “Il Secolo XIX” in data 08-11-2009, pag. 11)
Add to: Facebook | Digg | Del.icio.us | Stumbleupon | Reddit | Blinklist | Twitter | Technorati | Furl | Newsvine
Postato in: Politica | Messo il tag: De Ferrari, Galletta, La scuola negata, Palazzo Ducale, preside, riforma, Scuola, Vittorio Emanuele II Ruffini







complimenti e arrivederci al tuo evento e poi al mio: dalla scuola negata alla speranza di un dialogo fra culture.
cristina